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alla scoperta del Molise...

idee per avventurarsi alla scoperta della regione più sconosciuta d'Italia
19 Gen

Il Rito dell’Uomo Cervo

Nell’ultima domenica di carnevale, nel piccolo borgo di Castelnuovo al Volturno (IS), distante circa 30 minuti dalla Dimora e incastonato nelle Mainarde molisane, si celebra una ricorrenza molto particolare che affonda le sue radici nelle ancestrali tradizioni del territorio. La rappresentazione ha origine nei riti pagani legati al ciclo delle stagioni. Il Cervo, figura centrale, incarna la forza vitale della natura e il suo eterno rinnovarsi, in un’alternanza di morte e rinascita. Attorno a lui si muovono il Martino, il Cacciatore, la Cerva e altri personaggi simbolici, in una pantomima che unisce sacro e selvaggio, razionale e istintivo. Più che una semplice rievocazione, Il Rito dell’Uomo Cervo è un atto di appartenenza e identità. Ogni anno coinvolge l’intera comunità, rinnovando un legame profondo con il territorio e offrendo un’occasione di riflessione sul rapporto tra uomo e natura.

Un rito antichissimo e avvolto nel mistero che si svolge in diversi atti nella piazza principale del paese, così da poter coinvolgere anche i più curiosi provenienti da fuori regione.

All’imbrunire, un gruppo di streghe (le Janare) irrompono in piazza al ritmo di una danza tribale attorno a un falò. A guidarle, un personaggio turpe e spaventoso, il Maone, che aggirandosi in mezzo ad esse spaventa il pubblico con la sua maschera mostruosa e il suo incedere goffo e grottesco. La loro danza è l’essenza di un rito macabro che spinge gli spettatori in un’atmosfera di terrore e suspense. Le grida delle streghe sono presto sostituite dai bramiti del cervo nel momento centrale della pantomima: il cervo dissemina disordine e panico, gettando in aria tutto ciò che incontra,lanciandosi sul pubblico e gridando forsennato come in preda a un maleficio: nessuno lo può fermare, nessuno riesce a placare la sua furia. Nella concitazione del momento appare lei, la cerva, bella e selvaggia, dolce e terrificante al tempo stesso. Come un eroe moderno, entra poi in scena il Cacciatore che attraversa la folla e, mirando ai due cervi, ripristina l’ordine sparandodue colpi di fucile. Le due bestie giacciono ormai immobiliaterra e lo spettatore è indotto alla riflessione: l’uomo e la sua razionalità vincono l’incontenibile istinto animale. Ma non tutto è compiuto. Il cervo inferocito, simbolo del male, deve ancora mostrare il suo lato mansueto e sacro, deve rinascere a vita nuova, lasciar germogliare dentro di sé, e nel cuore di chi lo guarda, il seme dell’amore e della pace. Ed è il Cacciatore, a questo punto, a offrirgli l’opportunità della redenzione. Con enorme delicatezza, soffia un “alito di vita” nelle orecchie dei due animali ed essi si rianimano, ritrovandosi di nuovo insieme, come prima ma senza le inquietudini che li avevano fin lì dominati. Ora sono liberi di tornare tra i boschi e di correre su quelle montagne così vicine e maestose, dove la disarmante realtà di una natura ancora incontaminata e selvaggia domina e vince sulle asprezze dell’umanità.

Info e prenotazioni: https://www.uomocervo.org/it/

14-15 febbraio 2026 ore 20